Purificare è un temine che proviene dal latino PURUS, puro e FICARE che sta per fare. L’etimologia è quindi chiara è un termine che indica l’atto di rendere puro qualcosa. Ma cosa significa rendere puro? Da cosa? Sempre aiutandoci con il significato etimologico delle parole, la parola Puro sempre dal latino ha, tra gli altri significati, render netto. Ecco quindi che il processo di purificare significa togliere da qualcosa quello che non serve più, renderlo netto di quel peso che anziché alleggerire, aggrava. Possiamo allora vedere che in questo significato non c’è nessun giudizio: se l’albero in autunno, non si purifica dalle sue foglie che si stanno decomponendo, il suo processo di sviluppo verrebbe meno, ma quelle foglie fino a quel momento sono state fondamentali per quell’albero e per il suo ciclo di vita. Dobbiamo quindi, anche noi esseri umani, imparare che l’atto di purificazione non deve prevedere nessun giudizio su ciò che lasciamo andare. Se quell’emozione, quell’azione, quel gesto è esistito, in qualche modo ci è servito, oppure non siamo stati in grado di fare altro, ma non è certo giudicandolo che questo peso se ne va via più facilmente. Anzi. Ciò che giudichiamo in noi diventa più forte, è come se si attaccasse ancora di più ai nostri rami, per evitare di cadere. Qui tengo a precisare di tenere ben separato quindi il giudizio sull’azione da quello sulla persona. Nel mio percorso di counseling all’interno delle carceri, ho imparato a tener ben separata la responsabilità per le azioni compiute, per le quali è giusto assumersi il carico, dal giudizio sulla persona che l’ha compiute. Se confondo le due cose, finisco per non dare la possibilità a chi ha compiuto il “male”, di poter cambiare il suo comportamento perché di fatto, lo vedo solo attraverso il filtro di quel male che ha compiuto. Se consideriamo azioni o emozioni meno impattanti ma comunque importanti per noi, è importante tenere a mente questo quando ci rendiamo conto della necessità di purificarci, di lasciare andare qualcosa che, con il tempo è diventato impuro, ma che all’origine aveva il suo scopo. La nostra natura è ciclica, anche noi come gli alberi, come le piante, come gli animali, viviamo di cicli, all’interno dei quali, ci sviluppiamo, cresciamo, raggiungiamo un apice e poi deflettiamo, lasciando andare ciò che non ci serve più, per preparaci ad un nuovo ciclo. Siamo abituali ad associare questi cicli alle età, associando all’infanzia, adolescenza e gioventù la parte ascendente, il momento in cui si è adulti l’apice e la vecchiaia, la fase della flessione. E anche se questo, in linea generale, può avere un senso, questi cicli sono molto più frequenti nella nostra vita, perché anche noi siamo soggetti alle stesse forze alle quali è soggetta la natura: il ciclo del giorno e della notte, quello delle stagioni, quella della luna per le donne. Questo significa che il bisogno di purificarci è molto più frequente di quello che pensiamo, o siamo abituati a credere. L’inverno è fatto anche per noi per rinchiuderci dentro e lasciare andare ciò che non ci serve più. Approfittiamo allora di questo febbraio per lasciare andare, con Amore, ciò che ci sta appesantendo, che ha fatto il suo ciclo che sentiamo ormai esaurito, preparandoci in questo modo, a fare spazio per ciò che di nuovo è pronto ad arrivare da noi. Buona purificazione! Se sei interessato a ricevere un esercizio che ti aiuti in questo processo di purificazione, iscriviti alla newsletter e sarà subito a tua disposizione.


